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February 27
O padrone a fine mese tene sempe a busta appesa l'operaie e vintisette manco e sorde pe sigarette
Aumenta o pane e a pasta aumenta a mericina e pure stu guverno è overo na latrina
Se pigliano e tangenti ce levano a contingenza e chesta è a soluzione jammo a cassa integrazione
E posa e sorde, posa e sorde, posa e sorde mariuò, mariuò, mariuò pos'e sò, pos'e sò, pos'e sò mariuò, mariuò, mariuò pos'e sò, pos'e sò, pos'e sò posa e sorde... mariuò ... mariuolo!
November 18 milano, oggi pomeriggio, scolaresca italiana di 1elementare attraversa la strada parlando in inglese con la maestra...MAH! la domanda sorge spontanea...erano bambini normali... o bambini mostri???il dubbio atroce risolto con l'aiuto di massimo troisi...
July 24 Terapia d'Urgenza. Questo il titolo della nuova fiction RAI, prodotta da Video Media Italia e tratta dal format spagnolo di successo "HOSPITAL CENTRAL" (190 episodi con sette anni di messa in onda e punte del 30% di share in Spagna), che farà compagni alle italiane e agli italiani dal 29 agosto per 18 intensi, venerdì su Rai 2 in prima serata.Le storie dei protagonisti, una vera equipe 15 professionisti, tra medici e paramedici, ben caratterizzati tra loro, ma accomunati da un profondo rispetto per la deontologia professionale. Uomini e donne sfrecceranno tra le corsie del pronto soccorso "Morandini";palpita la passione fra il cinico e affermato chirurgo, interpretato da Rodolfo Corsato, e la sua problematica collega, al secolo Antonella Fattori; si complica il triangolo amoroso fra tre capaci internisti alias Milena Miconi, Sergio Muniz e Marco Basile; sboccia un sentimento romantico fra l’efficiente capo-sala e l’integerrimo primario, ruoli di Daniela Scarlatti e Cesare Bocci...e poi un Max Pisu in un'insolita veste di infermiere e tante altre novità per il pubblico italiano...abituato a ben altri ritmi, che vedrà finalmente una ventata d'aria fresca entrare dai propri televisori. Terapia d’urgenza è la prima produzione Rai interamente girata nel capoluogo lombardo dal 1981. Nella finzione l’ospedale sorge nel quartiere Bovisa, tra università, case di ringhiera e avanguardistici loft. Ma il set è allestito a due passi dagli studi Rai di via Mecenate: millecinquecento metri quadri fra sale d’attesa, sale operatorie, stanze di terapia intensiva e sale chirurgia dotate di macchinari funzionanti, dove, insieme con i 15 attori principali, recitano 14 co-protagonisti e più di 300 comparse per ognuna delle 18 puntate da circa 100 minuti. Su quest’impianto Raifiction ha deciso di scommettere per dare il via a una produzione di tipo industriale che combini bassi costi e alta qualità. April 06 ...la mia sete di tranquillità veniva asciugata dalle lacrime salate ke entravano nella mia bocca, spalancata per dare fiato alle mie grida di dolore...
March 22 ...Tra Pastiera e Casatiello chi o sape comme staje bell!
...Tra Tarall e Caprett te fatt comm'a'ccett.
LL'ovv te le magnat, e n'ata pasqua è passata!
AUGURI DI UNA SANTA PASQUA! February 24
Ieri sera a Napoli ho chiesto scusa a tutti i Campani.
"Scusa. Sono qui per chiedervi scusa a nome di tutti gli italiani. Nel 1861 siete stati annessi dai piemontesi con una guerra di occupazione. Napoli era una delle capitali di Europa. Con Vittorio Emanuele II è diventata la capitale dell’emigrazione.
I Savoia si sono portati via la cassa del Regno e vi hanno mandato il
generale Cialdini. Decine di migliaia di campani sono stati massacrati.
Prima dei piemontesi erano sudditi del Regno delle Due Sicilie. La
mattina dopo erano briganti. La tecnica è sempre la
stessa: prima ti infangano, poi ti ammazzano o ti manganellano. Napoli
è la capitale mondiale della spazzatura. Sporca, schifosa. E’ su
Newsweek, sul Time, su Le Monde. Siete dei benefattori. Smaltite i
rifiuti tossici da tutto il mondo, e soprattutto,
dalle imprese del Nord Italia. Avvelenare la Campania gli costa meno
che smaltire le scorie nocive. Chi ci guadagna? Il prodotto interno
lordo! Dopo l’unificazione con l’Italia non siete più un popolo, siete lazzaroni, camorristi, feccia, cafoni. Voi che avete avuto Cuma e Capua
migliaia di anni fa. La civiltà greca, quella etrusca, quella romana.
Oggi siete prigionieri in casa vostra. Non sapete neppure più chi
siete. Vi chiedo scusa per la Camorra, per Bassolino, per Veltroni, per
Berlusconi, per la Iervolino, per Cirino Pomicino. Vi chiedo scusa per
Mussolini, per il fascismo, per due guerre mondiali, per le leggi
razziali, per le navi piene di emigranti. Scusa per aver ridotto una delle più belle città del mondo a uno spot pubblicitario della monnezza. Tenímmoce accussí: ánema e core...nun ce lassammo cchiù, manco pe' n'ora...stu desiderio 'e te mme fa paura...
Dall’altra parte dell’Adriatico un piccolo Stato è appena diventato indipendente. E’ il Kosovo,
ha due milioni di abitanti. Voi siete sei milioni in Campania e chissà
quanti milioni in giro per il mondo. Avete una storia millenaria. Lo
Stato Italiano vi ha ridotto a un letamaio. Diventate kosovari. Fate un
referendum per diventare indipendenti. Io appoggerò la vostra campagna. Proponete un plebiscito per il ritorno dei Borboni.
Peggio di così non potete essere governati. Vi hanno tolto anche la
parola. La lingua napoletana è stata riconosciuta dall’UNESCO, ma non
dalle scuole italiane. La mozzarella di bufala non la
mangia più nessuno. Hanno paura che sia radioattiva. La vostra
agricoltura è in ginocchio. Dovete esportare i pomodori di nascosto.
Stampare sulle scatole di conserva: “made in China” per contrabbandarle
in Europa. Il Governatore del Veneto ha lanciato una campagna
pubblicitaria in Germania. Per spiegare a tutti i
tedeschi che il Veneto è diverso dalla Campania. Caorle è meglio di
Ischia e di Capri. La civiltà si ferma sul Piave: una volta mormorava,
adesso vomita il sindaco Gentilini. La Campania è un laboratorio
politico. Quello che succede qui succederà in tutta Italia. La distanza
tra i cittadini e le istituzioni da voi non c’è più, hanno introdotto
il manganello consapevole. Quello che colpisce a
ragion veduta le donne e i vecchi con le braccia alzate a Pianura e a
Savignano Irpino. Il manganello quasi consapevole del G8 di Genova,
della Val di Susa, da voi si è evoluto, ha trovato una rappresentazione
matura, più democratica. Tenímmoce accussí: ánema e core...nun ce lassammo cchiù, manco pe' n'ora...stu desiderio 'e te mme fa paura…
Scusa. Voglio chiedervi scusa per l’inceneritore di Acerra. Per l’Impregilo. Per i vostri politici scelti dai partiti nazionali. Per Veronesi
che è capolista di Veltroni in Lombardia e ha tre anni in più di De
Mita. Per Prodi che vuole regalarvi tre nuovi inceneritori. In
Lombardia ci sono decine di inceneritori, le strade sono pulite, ma c’è
una diffusione di tumori da far paura. Vi chiedo
scusa per le malattie dovute ai rifiuti radioattivi sepolti nelle
vostre terre senza che nessuna autorità abbia mosso un dito in
vent’anni. Vi chiedo scusa per la diossina e le nanoparticelle
da incenerimento che respirerete insieme al cancro. Quante autorità
avete pagato con le vostre tasse? Magistrati, ASL, amministratori
pubblici, Regione, Province, Comuni, Comunità Montane, Polizia,
Carabinieri, Guardie Forestali, Vigili del Fuoco, Polizia Municipale,
Nettezza Urbana, deputati, senatori. Tutti nostri dipendenti.
Quante migliaia di persone sono state stipendiate per salvarvi da
questo disastro? Perché ci fosse Giustizia, per evitare questa
Chernobyl della spazzatura? A cosa servono? Perché sono lì? Il mondo
guarda Napoli. Siete a un punto di non ritorno. Napoli è all’anno zero.
Come Berlino nel 1945 dopo i bombardamenti. E’ un’occasione storica,
unica per ripartire. Per una Rinascita Campana.
Riprendete in mano il vostro passato, la vostra lingua e la vita dei
vostri figli. Il vostro territorio. Se volete potete cambiare le cose.
Nulla è impossibile per chi è nato qui. Quello che viene deciso a Roma
non è importante, voi siete importanti. L’Italia di Beppe Grillo vi
chiede scusa, l’altra Italia vi giudica e vi manganella. La Storia è
passata di qui e ci tornerà presto. Però, dategli una mano. Per un Nuovo Rinascimento. Tenímmoce accussí: ánema e core...nun ce lassammo cchiù, manco pe' n'ora...stu desiderio 'e te mme fa paura..." February 06 da "La Repubblica" “Je
so pazzo”, “Napule è” e “Quanno chiove” sono le prime tre canzoni
registrate da Pino Danielee dalla sua superband, quella con Tullio De
Piscopo, Joe Amoruso, Rino Zurzolo, Tony Esposito e James Senese. E
“Vai mò 2008″ - il titolo provvisorio della reunion discografica -
dovrebbe essere pure il titolo definitivo del progetto, la cui uscita è
prevista a maggio. Seguirà il tour, con un concerto speciale a Napoli.
Forse non a piazza Plebiscito, dove la mitica formazione suonò il 19
settembre 1981 lasciando a bocca aperta e col pianto agli occhi
duecentomila spettatori. Ma se ne riparlerà domani, quando tutti e sei
gli artisti si ritroveranno blindati a Roma nello studio di
registrazione di via di Ripetta. Lì Pino e si suoi amici stanno
incidendo il disco - si pensa a un cd triplo - che sarà una raccolta
dei capolavori firmati da Daniele nei primi anni di carriera. Un
juke-box che include “Je so pazzo”, “Alleria”, “Quanno chiove”, “Chi
tene ‘o mare”, “Appocundria”, “A me me piace ‘o blues” e “Putesse
essere allero”. Insomma, i titoli contenuti in “Terra mia” (l’esordio
del 1977), nell’ominimo “Pino Daniele” (1979) e in “Nero a metà”
(1980), dedicato a Mario Musella.
Ventisette anni fa la superbandera stato un fenomeno epocale,
emozionale e culturale e chissà che il loro ritrvarsi non faccia bene a
Napoli e alla sua vita sociale. Del resto, come sottolinea Tullio De
Piscopo prendendo in prestito i versi di “A testa in giù”, «il feeling
è sicuro, quello non se ne va. Stiamo davvero vivendo una bella
esperienza - dice il batterista- ci siamo ritrovati con grande volontà,
come se il tempo non fosse passato. In sala abbiamo già ricreato
l’energia di una volta. Ci è bastato meterci agli strumenti e. . . zac.
Poi ci aiutano i litri di caffè». A ribadire le parole di De Piscopo,
quelle del pianista Joe Amoruso: «Ci sono un sacco di emozioni
particolari. Qualcuna anche contrastante, perchè rimetti in gioco la
tua vita: però è chiaro che siamo felici. Certo, non sappiamo bene a
cosa andiamo incontro, a dove ci porterà quest’avventura. Ma c’è un
gran desiderio di suonare insieme. Sembriamo ragazzini per quanto siamo
entusiasti. Come noi, è euforico anche Michele Torpedine, il produttore
dell’operazione, che quando ci ha visti schierati si è commosso. Non
c’è stato ancora il cin-cin poichè siamo scaramantici - aggiunge
Amoruso - si tratta di un progetto ambizioso, con un budget enorme. E’
giusto andarci con i piedi di piombo. Ciò non ci impedisce di prenderci
in giro: una delle frasi che si dicevano allora, e che tuttora è
intatta, è “non capiscopo, è assurzolo!”. Uno sfottòche usciamo se
qualcosa non è chiaro e che storpia allegramente i congnomi di Tullio e
Rino».
Il suono delle prime sedute in sala di registrazione è unplugged,
anche perchè ogni singolo va risuonato a seconda dell’umore di oggi.
Così “I say i’ sto ccà”: scomparsa la magica armonica a bocca a
vantaggio del sax di Senese o della chitarra dello stesso
Pino. Si deciderà strada facendo prima di stampara il master. Uguale
rispetto sarà dato alle strutture originali delle canzoni, che saranno
rivisitate nelle strumentazioni: laddove c’era un piano elettrico ce
n’è uno acustico. «Sono cambiate le intenzioni ritmiche - spiega
Amoruso - tanto che Pino magari vorrà eseguire un paio di brani da solo
o inserire in scaletta qualche standard nelle versioni dell’epoca».
Come porter rinunciare a “Sulo pe parlà”, “E’ sempre sera” e “Yes I
Know My Way”? Prima dell’estate, quindi, i fan troveranno sugli
scaffali quest’antologia che mette insieme la Napoli disordinata degli
anni Settanta e le avvisaglie post-terremoto degli anni Ottanta. Mentre
soltanto quando la lunga tournèe sarà conclusa - per i concerti sono
aperte trattative con star internazionali: una su tutte, Santana - si
provvederà a montarne il dvd, che presumibilmente sarà nelle vestrine a
Natale.
Anche Tony Esposito, che si è riavvicinato a Pino Daniele già da
qualche anno, raconta che «in questi giorni si vive un’emozione
straordinaria, come un viaggio nel tempo. Tutto è più raffinato, tutti
siamo cresciuti. La dimostrazione è nel rendimento immediato in sala:
le prove sono avvenute senza click, senza uso di computer, perchè il
tempo non cancella l’intesa. Fra di noi, poi, c’è una complicità tutta
partenopea, che assicura grande cura dei brani. Anzi, sento poter dire
che la musica che stiamo registrando è in linea con il recupero di
certe atmosfere soft, calde. E’ finita l’epoca del Pc e i segnali
evidenti sono il successo di Amy Winehouse e Mario Biondi. Tranne Pino,
nessuno di noi ha visto nascere questi brani,
ed è un esperimento importante quello che stiamo portando avanti. Non
vedo l’ora di contribuire con il mio colore percussivo: avvenga con una
congas o suonando una scatola di latta questo non conta. E poi Napoli
ha bisogno di risaleire, noi possiamo essere il veicolo adatto. Sarebbe
triste non onorare Andy Warhol: quando frequentavo la galleria di Lucio
Amelio mi raccontavano che Warhol paragonava Napoli a New York. Città
uniche in quanto luoghi multirazziali e multiculturali. Perciò Andy
dedicò al golfo l’opera “Vesuvius”».
da "Corriere del Mezzogiorno"
Pino Daniele: ricomincio da trenta e riformo la band con cui ho iniziato
Il cantante torna alle origini con un album
triplo e un omaggio a Troisi. E non dimentica la politica: «La
sinistra? Non mi riconosco»
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NAPOLI— Pino
Daniele riforma la band con cui ha iniziato. Ecco di seguito
l'intervista che il creatore del «neapolitan power» ha rilasciato a
Pasquale Elia, giornalista del Corriere della Sera.
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Il vecchio gruppo che si ricostituisce. In primo
piano da sinistra: Tony Esposito, Joe Amoruso e Rino Zurzolo. Dietro,
da sin: Pino Daniele, Tullio De piscopo e James Senese
| Due foto. Con gli stessi personaggi e un mucchio di
tempo trascorso tra il primo e il secondo scatto. «E io sono l'unico ad
avere i capelli bianchi», sorride Pino Daniele dopo essere riuscito
finalmente a «sottrarsi» ai flash. «Il fatto è che a me non va di fare
la star», spiega Pino mentre afferra la sua chitarra e si avvia verso
l'uscita dello studio fotografico. Pose, obbiettivi, luci, effetti
speciali: niente di più distante dal «mascalzone latino». Ma questa
volta il gioco vale la candela perché il messaggio alla gente deve
arrivare forte e chiaro: Pino Daniele torna a suonare con quel gruppo
che nel lontano 1981 radunò in piazza del Plebiscito, a Napoli, circa
duecentomila persone. Succederà a luglio, allo stadio San Paolo, con il
concerto «Vai mo' 2008» (dopo il 10 febbraio sarà attivo un omonimo
sito internet). Ma non è tutto qui: insieme con Tullio De Piscopo, Tony
Esposito, James Senese, Rino Zurzolo e Joe Amoruso, l'«uomo in blues» è
tornato in sala per registrare tre cd con il meglio della sua storia
musicale: da «Terra mia» a «Che Dio ti benedica», da «Napule è» a «Yes
I know my way», da «'Na tazzulella 'e cafè» a «'O scarrafone». L'album
(nei negozi a maggio, ma anticipato da un singolo in radio da aprile)
conterrà quattro inediti (anche in napoletano) e inoltre vedrà la
collaborazione di Al Di Meola e Chiara Civello.
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Massimo Troisi
| Titolo del cofanetto?
«"Ricomincio da 30"».
Chiaro riferimento a...
«Massimo Troisi. Quest'anno festeggio trent'anni di carriera e voglio dedicarli al mio amico».
Scusi, ma quando cantava «Je so' pazzo» era una sorta di outing?
«Perché?».
Ma come, per
anni ha detto che la stagione del «neapolitan power» era finita, che
non avrebbe avuto più senso tornare con il vecchio gruppo (colpa anche
di attriti e dissapori), che non aveva più voglia di comporre in
napoletano... E adesso?
«Allora sì, so' pazzo». Meno sinteticamente? «Mi piace l'idea di
fare qualcosa di positivo, di rimescolare un po' le carte, di
ripercorrere la mia storia e dimostrare che si possono mettere in piedi
eventi che non hanno nulla a che vedere con il marketing».
Però sarà difficile tenere alla larga l'effetto nostalgia.
«Se qualcuno sentirà questo sentimento, libero di provarlo. A me quest'operazione serve a ben altro».
Si può dire?
«Certo. Innanzi tutto a darmi la forza di non abbassare mai la
guardia. E poi ho una gran voglia di lasciare ai miei figli,
soprattutto ai tre più piccoli, qualcosa di importante».
Già, perché
loro non hanno l'età per ricordarsi del papà che riempiva piazza del
Plebiscito con il suo supergruppo. E vivendo a Roma, sanno poco anche
di Napoli...
«Ecco, tra un po' arriva la domanda sulla monnezza».
Impossibile non fargliela: lei è napoletano e già trent'anni fa cantava «Napule è 'na carta sporca e nisciuno se ne importa».
«Aver composto quella canzone non è mica un vanto. Sarebbe stato più bello scrivere "Napule è 'na carta dorata..."».
Resta il fatto che la città è sull'orlo del collasso.
«Ma io che posso fare! Sono solo un musicista. Se qualcuno mi
dicesse: "Pino, se vai a suonare gratis in piazza del Plebiscito per
una settimana di seguito risolviamo il problema", non ci penserei su
due volte e mi precipiterei a Napoli».
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Pino con Bassolino
| È vero, lei può fare ben poco per il disastro dell'immondizia, però altri avrebbero potuto evitare questo scempio.
«Alt, non incominciamo con la storia che la colpa è di Bassolino o della Iervolino ».
Allora di chi è?
«Io so solo che i commissari che si sono avvicendati sono stati
nominati sia da Berlusconi che da Prodi. E poi in questa vicenda non va
dimenticato un particolare importante: le persone che protestavano per
la realizzazione degli inceneritori sono le stesse che oggi si vedono
in tv che si oppongono alla riapertura delle discariche. Basta fare due
conti...».
Qual è la cosa che più detesta di Napoli?
«La scarsa volontà dei napoletani di aiutarsi tra di loro e
l'incapacità di ribellarsi in modo costruttivo allo stato delle cose:
non ho mai amato gli arruffapopoli o quelli che danno la colpa al
destino».
Se la sente di dare un giudizio sul governo che è andato a casa?
«Il fatto è che non mi riconosco più in questa sinistra».
Che fa, sterza a destra?
«Questo è impossibile, perché le mie radici non le abbandono. Di
certo non mi sento un comunista. Mi definirei un socialista che non
guarda più ai partiti ma alle persone».
E in questo momento chi le piace?
«Bobo Craxi. Ogni tanto ci vediamo, è un grande intenditore di musica. Lo vedrei bene come ministro della cultura».
Torniamo al suo mestiere: cos'è che le ha fatto venir voglia di tornare a scrivere in napoletano?
«Il nuovo film di Alessandro Siani, "La seconda volta non si scorda
mai", di cui ho scritto la colonna sonora. Alessandro è bravo, e anche
Elisabetta Canalis che recita con lui non sfigura».
Siani le ricorda Troisi?
«Purtroppo il paragone sarà la sua croce, ma lui deve guardare avanti».
Perché tiene
tanto alla sua fama di antipatico? Scherzando con il pubblico, lo ha
ribadito anche durante un suo recente concerto al teatro Smeraldo di
Milano.
«Un po' perché è il mio carattere, e un po' perché ho sempre
combattuto lo stereotipo del napoletano fanfarone e simpatico a tutti i
costi».
C'è un brano che non è mai presente nei suoi show, «T'aggia vede' morta» (Ti devo vedere morta): come mai?
«Il testo è di Massimo (Troisi, ndr). Ricordo perfettamente che
eravamo in macchina e lui buttò giù le parole. Non riesco proprio a
cantarlo, la malinconia mi strozzerebbe le parole in gola».
December 17 Avellino...siamo in una cornice innevata e di metà anni '80. Diego è arrivato da qualke mese a Napoli...l'Inter stenta e Massimo sta conquistando il mondo. Attorniato da questi tre fattori che gli sconvolgeranno la vita... 171284 avellino ore 11e30 ( più o meno )...inizia la leggenda!!!
La mia vita cominciò
Come l'erba come il fiore
E mia madre mi baciò
Come fossi il primo amore
Nasce così la vita mia
Come comincia una poesia
Io credo che lassù
C'era un sorriso anche per me
La stessa luce che
Si accende quando nasce un re
...Con l'orgoglio dei vent'anni
Piansi ma vi dissi addio
E me ne andai verso il destino
Con l'entusiasmo di un bambino
Io credo che lassù C'era un sorriso anche per me
La stessa luce che
Si accende quando nasce un re
23passaropaolorosario23 23paolo23 23paolett23 23pablo23 23pablito23 23o cardillo23
...e io canto...qui fu Napoli...nisciun è meglio e mme... dimane pens e diebete... STASERA SU NU 'RRE!!!
Passa 'o tiempo e che fa
tutto cresce e se ne va
passa 'o tiempo e nun vuo'
bene cchiù.
Voglio 'o sole pe' m'asciutta'
voglio n'ora pe' m'arricurda'.
Alleria pe' nu mumento
te vuo' scorda'
cha hai bisogno d'alleria
quant'haje sufferto
'o ssape sulo Dio.
E saglie 'a voglia d'allucca'
ca nun c'azzicche niente tu
vulive sulamente da'
l'alleria se ne va…
Passa 'o tiempo e che fa
se la mia voce cambierà
passa 'o tiempo e nun te
cride cchiù
e ti resta solo quello che
non vuoi
e non ti aspetti niente
perché lo sai
che passa 'o tiempo ma tu
non cresci mai.
E saglie 'a voglia d'allucca'
ca nun c'azzicche niente tu
vulive sulamente da'
l'alleria se ne va…
December 11 tra sei giorni, il nostro eroe nonchè compagno di merende Paolo Rosario Passaro, detto 'O Milanese, raggiungerà il compimento del Suo 23esimo anno di vita. Una vista spesa tra lustrini ed eccessi, tra donne e danari, tra vizi e ozi.... ed ora, dopo 3 anni di domicilio in quel di Milano, si troverà ad affrontare le insidie della vera nebbia meneghina "El nebiun"
firmato Mattia "Tia" Molinari
October 10 Dal passato una canzone per noi uomini...per ricordarci delle delusioni d'amore...
Tenevo na paciona 'e 'nnammurata, affezionata, semplice e gentile... Doppo tre anne, 'a capa ll'è avutata, e ll'è venuto 'o sfizio 'e mme lassá... Stó' contro a tutt''e ffemmene pe' chesta 'nfamitá... E na vendetta nera voglio fá: Mm'ho comprato nu mandulino e mme metto for''o balcone... Quanno passa na signurina io lle faccio n'accordo in "Fa"... Po' lle canto chistu sturnello ch'è capace d''a 'ntussecá: Fli-ppó...fli-ppó... fli-ppó...fli-ppó... Fiore di primavera... La donna tiene i peli sopra il cuore, e io nun mm''a pigliasse pe' mugliera nemmeno se me l'ordina il dottore... Parola mia, parola mia d'onore... Diceva: "Tu si' tutt''o core mio e si mme lasse tengo il vetriuolo!" Po' mme guardava 'mmocca pe' gulío... a n'atu mese avévam''a spusá... Nèh chella 'o juorno quínnece mme dice chesto a me, 'o sídece...nun se fá cchiù vedé! E pe' chesto, cu 'o mandulino, io mme metto for''o balcone, quanno passano 'e ssignurine lle cumbino n'accordo in "Fa"... Po' lle canto chistu sturnello ch'è capace d''e 'ntussecá: Fli-ppó...fli-ppó... fli-ppó...fli-ppó... Fiore di primavera... La donna dice: "Una capanna e un cuore..." ma quanno vede 'e ccarte 'e mille lire, se mette pure cu nu scupatore... Parola mia, parola mia d'onore!... Succede, che mm'accatto nu giurnale, e trovo scritto: "Rosa Imperatore, oggi si sposa con...il tal dei tali..." E' chillo 'o juorno ca mm'aggi''a spassá... Faccio na cosa semplice ca ll'ha da fá svení... Dice: Ma che lle faje? Mo v''o ddich'i'! Mme ne jèsco cu 'o mandulino e mme metto sott''o purtone... quanno arrivano gli sposini, io lle faccio n'accordo in "Fa"... Po' lle canto chistu sturnello ch'è capace d''e ffá schiattá: Fli-ppó...fli-ppó... fli-ppó...fli-ppó... Fiore di primavera... Chist'è nu matrimonio per amore, ma tu, mio caro sposo, sta' sicuro che a San Martino vaje a fá 'o priore... Parola mia, parola mia d'onore...
September 10
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da "Il Mattino" del 18/04/2007
La Napoli della musica, dei sapori e delle tradizioni approda on
line con una radio tutta sua. Giancarlo Spadacenta e Enzo De Paola, due
discografici che la musica napoletana l’hanno nel sangue e nel cuore,
sono gli ideatori e fondatori della neonata emittente, Radionapoli.net.
Il progetto di Spadacenta e De Paola ha un obiettivo davvero molto
ambizioso: riportare al centro dell’attenzione i tesori del nostro
grandissimo patrimonio artistico-musicale. Il duo ha alle spalle un
vasto back ground di creatività musicale partenopea. Non a caso sono i
fondatori dell’etichetta Lucky Planets, che produce, distribuisce e
ristampa soprattutto materiali sonori partenopei. «Ascolta l’aria di
Napoli», questo lo slogan della web radio che proporrà una catalogo
vario e vasto, ma fondato esclusivamente sulla musica napoletana, a
cominciare dal repertorio classico per approdare a Peppino Di Capri e
continuare sino ai giorni nostri. Dal catalogo dell’etichetta dalla cui
costola nasce l’emittente su Internet tanti i brani in programma
cantati da Eugenio Bennato (con Musicanova e con Taranta Power), Fred
Bongusto, Eduardo De Crescenzo, Roberto Murolo, Enzo Gragnaniello, Lina
Sastri, Valentina Stella, Carlo Missaglia... Nè mancheranno le prossime
pubblicazioni della Lucky Planets, dal nuovo album solista di Gabriella
Pascale, «Costa Ovest», a «Carogne», atteso ritorno sul mercato dei
Virtuosi di San Martino. O chicche come le registrazioni di Concetta
Barra e le poesie in dialetto musicate da Peppino Gagliardi. La radio
promette anche una serie di rubriche che, in simbiosi con il clima
musicale proposto, affonderanno le radici sia nella più antica
tradizione napoletana che nell’attualità partenopea. La gastronomia, la
napoli by night, i grandi personaggi della musica e della città, eventi
e altro ancora sono gli ingredienti di Radionapoli.net. Non resta,
dunque, che aspettare la fine di questo mese e farsi rapire dalla
melodia napoletana di ieri e di oggi su www.radionapolimusic.net. | |
July 13 http://roccobiondi.blogspot.com
La
sconfitta dei Borboni non fu provocata dallo slancio dei garibaldini né
dal valore delle loro armi. Fu letteralmente comprata a peso d’oro.
Ammiragli e capitani di vascelli, in mare, generali e tenenti
effettivi, sulla terraferma, concordarono il prezzo per ritirare le
loro truppe davanti al nemico, scappando invece di attaccare. Non ci
sarebbe stata conquista del regno delle due Sicilie se non si fossero
unite le convenienze inglesi con quelle della mafia meridionale e se,
gli uni e l’altra, non avessero finanziato e soccorso il movimento
garibaldino. Gli inglesi investirono nell’operazione circa 29 (ventinove) miliardi delle nostre vecchie lire. A
fare queste affermazioni non è stato un leghista del nord o del sud o
un neoborbonico, ma Lorenzo Del Boca, presidente del Consiglio
nazionale dell’Ordine dei giornalisti, in carica ormai da più di un
decennio. Garibaldi quindi è stato semplicemente un «onesto babbeo»,
come scrisse il garibaldino scrittore francese Maxime du Camp. In
pratica un utile idiota, direi io. Meravigliano quindi le improvvide
celebrazioni in atto per il secondo centenario della nascita del
montato «eroe dei due mondi», con grande sperpero di denaro pubblico,
soldi questa volta non degli inglesi ma degli italiani uniti. Meraviglia pure il grande battage pubblicitario che tutti i giornali italiani stanno facendo per la commemorazione. Persino l’Unità ha messo in vendita in allegato un libro su Garibaldi. Anzi,
il giornale fondato da Gramsci ha pubblicato un articolo nel quale
Bruno Gravagnuolo dà dell’asino a chi non si accoda ad incensare
Garibaldi, informandoci che Garibaldi aveva battezzato due suoi muli
coi nomi di Napoleone III e Pio IX e «non immaginava proprio – aggiunge
– quanti asini avrebbe dovuto battezzare e collezionare duecento anni
dopo la sua nascita». Io quando avrò un asino lo battezzerò Gravagnuolo. Mi
chiedo su quali libri di storia si sia formato questo giornalista
garibaldino. Suppongo su vecchi libri agiografici del Risorgimento.
Qualcuno lo informi che la storiografia su tale periodo è andata molto
avanti. Il vero Risorgimento non è quello che ci hanno insegnato a
scuola. Concordo con Beppe Grillo, che peraltro seguo poco, quando
afferma: «A scuola il Borbone è il cattivo e il Savoia il buono. Stato
borbonico è sinonimo di degrado delle istituzioni. Brigante di
protomafioso. Forse vanno cambiati i testi di scuola oltre al
significato delle parole. Rivalutati i patrioti che persero la vita
contro l’esercito piemontese. Forse dobbiamo raccontarci un’altra
storia. In cui il Risorgimento è stato in parte, in gran parte,
espansionismo di una dinastia. Che ci ha lasciato in eredità
l’emigrazione di milioni di persone che fuggivano dalla fame, due
guerre mondiali, il fascismo». Ed allora, siamo borbonici e non asini.
La verità su Garibaldi

Da meridionale e amante della verità non posso che essere in disaccordo
con le celebrazioni ufficiali che si stanno tenendo nel corrente anno
2007 in occasione del bicentenario della morte di Garibaldi. Sono stato, sabato scorso 24 febbraio, a Napoli (a 372 km dal mio paese di residenza) per la presentazione del libro di Gennaro De Crescenzo: Contro Garibaldi – Appunti per demolire il mito di un nemico del sud.
Tra i presentatori del libro vi era lo storico e giornalista Lorenzo
Del Boca, presidente nazionale dell’Ordine dei giornalisti. Non sono
un neoborbonico, né un antiunitario. L’unità d’Italia andava fatta, ma
non con un atto di annessione, tout court, da parte del regno sabaudo. Su
Garibaldi ci hanno raccontato, e continuano a raccontarci, un sacco di
menzogne. Sarebbe ora che si cominciasse a ripristinare la verità.
Scrive De Crescenzo: «Non è più il tempo dei Garibaldi “alti, belli,
biondi, con gli occhi azzurri” e intoccabili delle figurine o degli
sceneggiati televisivi. A circa un secolo e mezzo dall’unificazione
italiana, è più che necessario parlare di saccheggi, di popoli
massacrati, di paesi devastati, di milioni e milioni di Meridionali
deportati verso i paesi più sperduti del mondo». Nei fatti l’”eroe
dei due mondi” fu pirata e corsaro, mercenario e negriero, artefice di
saccheggi omicidi e ruberie varie, probabile complice dell’assassinio
di sua moglie Anita, amministratore incapace, massone e ateo. Solo una
propaganda interessata e gigantesca ha potuto trasformarlo in eroe
nazionale. Il libro di De Crescenzo, pubblicato nel dicembre 2006, è molto snello, di sole 86 pagine, e si legge d’un fiato. Lo
stesso 24 febbraio, sempre a Napoli, veniva presentato un altro libro
su Garibaldi, anch’esso pubblicato nel dicembre 2006, di Luciano Salera: Garibaldi, Fauché e i Predatori del Regno del Sud – La vera storia dei piroscafi Piemonte e Lombardo nella spedizione dei Mille. Questo più corposo, di 518 pagine. E’ una contro-storia documentata sul mito risorgimentale di Garibaldi. Nell’aprile 2006 era stato pubblicato di Gilberto Oneto: L’iperitaliano, Eroe o cialtrone? Biografia senza censure di Giuseppe Garibaldi. L’autore appartiene all’area leghista del profondo nord. Anche in questo libro, di 316 pagine, si parla male di Garibaldi. Tutti
e tre questi libri sono militanti, contro Garibaldi. Ma non meno
militanti sono le celebrazioni che si stanno tenendo in tutta Italia,
con larga profusione di mezzi e soldi pubblici.
- Gennaro De Crescenzo: Contro Garibaldi – Appunti per demolire il mito di un nemico del sud, Editoriale il giglio, Napoli 2006, pp. 103 - Luciano Salera: Garibaldi, Fauché e i Predatori del Regno del Sud – La vera storia dei piroscafi Piemonte e Lombardo nella spedizione dei Mille, Controcorrente edizioni, Napoli 2006, pp. 542 - Gilberto Oneto: L’iperitaliano, Eroe o cialtrone? Biografia senza censure di Giuseppe Garibaldi, il Cerchio, Rimini 2006, pp. 324
July 11 Noi, che siamo un paese democratico (così dicono), invece proteggiamo
personaggi come Cesare Previti che non ne vuole proprio sapere di dare
ragione alle prove schiaccianti con le quali è stato condannato per
corruzione, e che non accetta di lasciare il parlamento. È evidente che
lì si sente in buona compagnia. Durante la votazione per farlo
finalmente decadere da parlamentare, 11 (dico 11 idioti
dell’opposizione) hanno avuto il coraggio di difenderlo. Grillo propone di mandargli una mail. Concordo.
1. BRUNO Donato ( FORZA ITALIA ) bruno_d@camera.it
2. MARONI Roberto ( LEGA NORD PADANIA ) MARONI_R@camera.it
3. BOSCETTO Gabriele ( FORZA ITALIA ) BOSCETTO_G@camera.it
4. CONSOLO Giuseppe ( ALLEANZA NAZIONALE ) consolo_g@camera.it
5. FONTANA Gregorio ( FORZA ITALIA ) fontana_g@camera.it
6. GAMBA Pierfrancesco Emilio Romano ( ALLEANZA NAZIONALE ) gamba_p@camera.it
7. GARDINI Elisabetta ( FORZA ITALIA ) gardini_e@camera.it
8. PECORELLA Gaetano ( FORZA ITALIA ) pecorella_g@camera.it
9. VERDINI Denis ( FORZA ITALIA ) verdini_d@camera.it
10. BARBIERI Emerenzio ( UDC ) barbieri_e@camera.it
11. DELFINO Teresio ( UDC ) delfino_t@camera.itJuly 06 GIRA GIRA SEMPRE LA' VAI A FINIRE!!! In autunno processo d'appello ad una famiglia della camorra casertana L'anno scorso 21 ergastoli e novanta condanne contro l'organizzazione
Il clan dei Casalesi conquista il centro di Milano Gli affari dei boss-manager in tutto il Nord
di ROBERTO SAVIANO
Il boss dei Casalesi, Francesco Schiavone detto "Sandokan"
Bin Laden è riuscito a mettere le mani su uno dei territori più ambiti,
il centro di Milano, nella cerchia dei Navigli. Via Santa Lucia è una
di quelle stradine signorili, tranquille, quasi invisibili che però
stanno a due passi dai locali più di moda e dagli imponenti palazzi
storici dove avvocati e notai hanno i loro studi e dove gli
imprenditori cercano appartamenti e showroom per vivere accanto alle
vecchie famiglie milanesi. Proprio lì si trova l'ultima preda
urbanistica di una città che prevalentemente vede espandere i suoi
fianchi, e nelle periferie duplicare e triplicare persino il proprio
nome. Invece aveva un cuore intatto, un territorio illibato su cui
poter ancora edificare e vendere a 15mila euro al metro quadro. Proprio
lì è riuscito ad entrare Bin Laden, nel grande affare immobiliare
milanese.
Bin Laden non è il temibile capo di Al Queda, non è saudita, non è
neanche islamico e non conosce altra fede che il danaro. Bin Laden è il
soprannome di Pasquale Zagaria, imprenditore del clan del cemento, il
clan dei Casalesi, è originario di Casapesenna, un paesino del
casertano dove ci sono più imprese edili che abitanti. Bin Laden è il
soprannome che emerge dalle indagini dell'antimafia di Napoli
coordinata dai pm Raffaele Cantone, Raffaello Falcone e Francesco
Marinaro: un appellativo dovuto alla sua capacità di sparire e
soprattutto alla sua temibilità, alla paura che il suo nome genera
soltanto a pronunciarlo. Si racconta però che tale soprannome fosse
uscito fuori quasi per gioco: se avessero messo una taglia su Pasquale
Zagaria come quella su Osama, alcuni imprenditori del clan e i loro
gregari dichiararono ironici che l'avrebbero tradito, poiché se
diveniva materia di profitto pure la fedeltà, allora era giusto poter
contrattare e vendere anche quella.
Pasquale "Bin Laden" Zagaria, secondo le accuse dall'antimafia di
Napoli, è uno degli imprenditori capaci di egemonizzare i subappalti
dell'Alta Velocità Napoli-Roma, di determinare i lavori della linea
ferroviaria Alifana, di avere ditte pronte ad entrare nell'affare della
Tav Napoli-Bari e nel progetto della metropolitana aversana, e infine
pronti a gestire la conversione a scalo civile dell'aeroporto di
Grazzanise, che dovrebbe divenire il più grande d'Italia. Le imprese di
Zagaria hanno vinto sul mercato nazionale grazie ai prezzi
concorrenziali, alla capacità di muovere macchinari e uomini e alla
velocità di realizzazione. Costruiscono ovunque in Emilia Romagna,
Lombardia, Umbria e Toscana. La crescita esponenziale di Pasquale
Zagaria, la sua ascesa fino a diventare uno dei più importanti
imprenditori edili italiani, è avvenuta soprattutto da quando è stato
in grado di collocare il cuore del suo impero e quello dei Casalesi in
Emilia Romagna, in particolar modo a Parma, che è oggi una delle città
che più hanno a che fare con la camorra, avendo assorbito nel suo
tessuto economico i capitali dei clan.
Ma non c'è stata alcuna colonizzazione, piuttosto il contrario. A nord
le imprese edili crescono velocemente, lavorano, costruiscono, vendono,
acquistano, affittano, soltanto che non raramente entrano in crisi.
Così è necessario che arrivino capitali nuovi, uomini e gruppi capaci
di rassicurare le banche e di intervenire immediatamente. La camorra
Casalese offre condizioni ottimali: i capitali più cospicui, le
migliori maestranze e l'assoluta supremazia nel risolvere qualsiasi
problema burocratico e organizzativo. E il clan Zagaria, che detiene
all'interno del clan la leadership del cemento, può fare meglio di ogni
altro competitore nell'acquisto di terreni, nella capacità di scegliere
i materiali al miglior prezzo, nel reperire terreni edificabili, nel
trasformare pantani inaccessibili in appetibili terreni dove costruire
condomini lussuosi.
La figura che unisce Bin Laden Zagaria a Parma è il costruttore Aldo
Bazzini. Uomo del cemento con interessi a Milano Parma e Cremona,
secondo le accuse diviene testa di legno di Zagaria quando il loro
sodalizio si fortifica attraverso il matrimonio. Bin Laden sposa la
figliastra di Aldo Bazzini che, in una telefonata fatta con il suo
avvocato Conti, commenta così la novità.
Conti: La figlia dove è andata?...
Bazzini: La figlia ha sposato un... un grosso boss! Eh! Giù!
C: Ma che roba! E sta bene?!
B: E sta bene!
C: Quel marito lì gliel'ha trovato lei! eh, BAZZINI?!
B:(ride)... Eh si eh!
C: Bisogna stare attenti a venire con lei!... Se no mi trovi il marito
anche...
B: (ride)
C: E' un boss veramente?
B: Eh si, si, si!
C: E lei fa... fa la vita da... da ricca?
B: Da ricchissima guardi!
C: Da ricchissima!
E effettivamente la vita migliora. In un appunto trovato dai
carabinieri sono segnate le spese degli Zagaria, e tra basolati,
calcestruzzi, cotti e intonaci si trovano elencati 19mila euro per una
gita di un giorno a Montecarlo e 20mila per una spesa ad Oro Mare, la
città dei gioielli.
Così dopo il matrimonio del boss le imprese di Bazzini, che andavano
lentamente verso il tracollo, iniziano a riprendersi grazie ai capitali
e alle competenze dei Casalesi. Ed è interessante vedere come i nomi di
imprese di Bazzini che secondo la DDA di Napoli di fatto sono gestite
dai Casalesi siano completamente slegati dal territorio meridionale.
Nuova Italcostruzioni Nord srl, Ducato Immobiliare srl e persino
un'impresa dedicata all'autore della Certosa di Parma, la Stendhal
costruzioni srl.
L'Emilia Romagna è sempre stata territorio di investimento del clan dei
Casalesi. Giuseppe Caterino, arrestato in Calabria due anni fa, era un
boss che a Modena aveva il suo feudo. In via Benedetto Marcello da
sempre esiste una roccaforte casalese e poi a Reggio Emilia, Bologna,
Sassuolo, Castelfranco Emilia, Montechiarugolo, Bastiglia, Carpi. Basta
seguire il percorso delle imprese edili e la sofferenza di molti
emigranti dell'agro aversano, vessati dai loro compaesani dei clan.
Persino le modalità militari furono esportate nei territori di
investimento. Si iniziò il 5 maggio del 1991, con un conflitto tra
paranze di fuoco dei casalesi a Modena. Il 14 marzo del 2000 vi fu un
agguato a Castelfranco Emilia. E poi a Modena qualche mese fa, il 10
maggio 2007, è stato gambizzato Giuseppe Pagano, titolare dell'impresa
edile Costruzioni Italia.
Il tessuto connettivo italiano è il cemento. Cemento è il sangue
arterioso della sua economia. Col cemento nasci e divieni imprenditore,
lontano dal cemento ogni investimento traballa. Il cemento armato è il
territorio dei vincenti. In silenzio il clan del cemento ha preso
potere in Italia, un silenzio che si è costruito con la certezza che
quanto lo riguarda non sarebbe rimbalzato oltre ai confini campani. Un
clan sconosciuto in Italia e invece notissimo e temutissimo laddove
riesce ad egemonizzare ogni cosa. Il pm Raffaele Cantone, al processo
contro il clan Zagaria, ha detto con fermezza: "Ci troviamo di fronte a
boss che agiscono, pensano, e si relazionano come imprenditori. E sono
imprenditori. Dire che esiste il clan Zagaria e che comandi su tutto il
territorio è come dire che si respira aria".
Il clan è riuscito a divenire così potente perché a sud controlla
completamente il ciclo del cemento. Impone le forniture, gestisce ogni
tipo di appalto, detta le leggi del racket per ogni lavoro. Un sistema
che non permette smagliature. L'estorsione diviene uno strumento
fondamentale per mettere in relazione tutto e tutti nella stessa rete
economica e chi è sotto estorsione ne fa obbligatoriamente parte. Ci
sono decine di telefonate in cui imprenditori chiedono agli uomini del
clan: "Fatemi faticare", e altre telefonate per non far partecipare
alle aste fallimentari: "siamo di Casapesenna, quei terreni sono
nostri". Basta pronunciare il paese di provenienza e ogni buon
imprenditore comprenderà. Il calcestruzzo è monopolizzato da loro,
chiunque voglia lavorare deve interloquire con loro, loro condizionano
tutti i produttori di cemento: Cocem, Dmd Beton, Luserta, Cls. Nessun cantiere può
impegnare ditte che non abbiano ricevuto il permesso di lavorare dai
Casalesi. Nelle indagini emerge un episodio significativo: una ditta a
loro apparentemente sconosciuta stava lavorando senza il "permesso" al
cantiere del canile di Caserta. D'immediato l'ordine fu: "Blocca i
camion, non far più faticare nessuno". Poi scoprirono che la ditta che
lavorava al canile era una delle loro miriadi di emanazioni e tutto
tornò in regola.
E così le imprese dei clan riescono a risparmiare, vincono gli appalti
a sud e migliorano le loro qualità a nord. Crescendo sono riusciti ad
arrivare alle grandi opere. Nel 2003 si vara il progetto dei grandi
cantieri del governo Berlusconi; secondo le indagini della Dda di
Napoli, in un albergo romano ha luogo un summit per tentare di far
entrare il clan nel progetto. Roma è territorio noto ai Casalesi, hanno
già tentato la scalata alla squadra della Lazio, sono divenuti i
partner vincenti di Enrico Nicoletti, boss della Banda della Magliana.
Il luogo di incontro è una sala riunioni di un hotel della zona di via
Veneto. C'è il costruttore Aldo Bazzini, c'è il boss Pasquale Zagaria,
c'è Alfredo Stocchi, politico, ex assessore socialista, e c'è infine il
presidente del consiglio comunale Bernini, consulente del ministro
Lunardi. Giovanni Bernini, uomo di punta in Emilia Romagna di Forza
Italia, nel '94 viene eletto a Palazzo Ducale, nel 2002 è il più votato
di tutta la Casa delle libertà. Bernini, che l'Antimafia napoletana
interroga come testimone, spiegherà che Zagaria gli era stato
presentato come un imprenditore, cosa reale del resto, ma dichiara che
ignorava fosse anche un boss. L'inchiesta si ferma qui, quello che è
accaduto dopo non si sa. Ma è evidente che non sono i clan ad avere
bisogno delle grandi opere, bensì il contrario. Il cemento chiama il
cemento più efficiente, i prezzi più convenienti.
Pasquale "Bin laden" Zagaria era latitante, lo cercavano invano mentre
le sue ditte satellite continuavano a vincere appalti. Ma in seguito si
è consegnato. Si è consegnato ed ha chiesto il rito abbreviato. Al
processo, al Tribunale di Napoli, c'è tutto lo stato maggiore del clan.
La strategia migliore: la legge diviene qualcosa che deve contenere il
business, la prassi economica. É quindi inutile sfidarla quando non la
si riesce a slabbrare, quando le maglie sono tirate al massimo. Bisogna
incassare il danno, renderlo minimo. Non contrastare lo Stato, ma
risolvergli le contraddizioni. Quando il pm Raffaele
Cantone riuscì a comprendere i meccanismi, aprendo indagini importanti
sul clan del cemento e riuscendo a sequestrare cantieri per un valore
di oltre 50 milioni di euro, il clan pensò di farlo saltare in aria. Le
informative parlavano di tritolo ordinato ai fedelissimi alleati
calabresi. Informazioni che quasi tutti i media ignorano. Al pm viene
raddoppiata la scorta, la tensione sul territorio diviene altissima.
'Ndrangheta e camorra casalese sono da sempre alleate, gemelle nel
silenzio che riescono ad ottenere, a differenza di Cosa Nostra. Ma poi
i falchi del clan vengono placati dalle colombe. Capiscono che non è il
momento della carneficina. E il clan, che pure aveva massacrato un
giovane sindacalista, Federico Del Prete; e che pure non aveva esitato
a massacrare un proprio affiliato perché in carcere ebbe rapporto
omosessuali "infangando" l'onorabilità dell'intero cartello, il clan
più feroce del mezzogiorno si ferma. Non vuole telecamere, non vuole
attenzione nazionale. Vuole rimanere sconosciuto. E quindi sospende la
condanna al magistrato.
Pasquale Zagaria è il fratello di Capastorta. Capastorta è il
soprannome di Michele Zagaria. Latitante da oltre undici anni, oggi ha
preso il posto di Bernardo Provenzano alla testa dei boss più ricercati
d'Italia. Michele è il capo militare del clan dei Casalesi, il leader
incontrastato. In realtà formalmente è una sorta di vicerè assieme ad
Antonio Iovine, "o'Ninno", del boss in carcere Francesco "Sandokan"
Schiavone. Michele Zagaria ha organizzato un clan efficiente, e la sua
vita è ovviamente materia di leggenda, ma nelle storie del potere di
camorra la leggenda è riferimento mitico piuttosto che invenzione. Le
informative parlano della sua villa a Casapesenna che al posto del
tetto ha una cupola di vetro per poter far arrivare luce ad un enorme
albero piantato nel salone di casa. Ma al di là delle stupefacenti
tracotanze edilizie comuni a tutti i capi del clan del cemento, la
strategia di vita del boss è quasi calvinista. Michele Zagaria ha
rifiutato la famiglia, non ne ha creata una, ufficialmente. Pare abbia
avuto una figlia, ma non ha ufficializzato la cosa, non si è sposato,
vive in solitudine. Il boss trascorreva gran parte della latitanza in
chiesa, e non c'è in paese chi non conosca la storia di Michele Zagaria
che incontrava nel confessionale i suoi fedelissimi: nessuna
confessione, solo affari. Il clan Zagaria è disciplinato, rifiuta la
cocaina al suo interno. Quando i ragazzi del clan hanno iniziato a
farne è intervenuto Pasquale Zagaria che li punisce chiudendoli nella
gabbia coi porci. Ma anche il boss cede alla coca, in
un'intercettazione ambientale un suo sottoposto, O'Sceriffo, timido e
riguardoso, osa chiedere al boss se ha mai ceduto al vizio. La risposta
del boss è terribilmente epica: "Dissi, Michele ... mi devi togliere
uno sfizio ... ma tu lo hai mai fatto? ... dissi ... scusami se mi
permetto ... e lui mi guardò in faccia e mi disse "tu non lo sai che io
sono come il prete; fa quello che dico ma non fare quello che faccio
io" ...".
Michele Zagaria è anche attento alla messa in scena di se stesso. Una
volta una imprenditrice molto potente, Immacolata Capone, incontra un
uomo del boss, Michele Fontana o'Sceriffo, e lui dice che deve farle
una sorpresa. Le fa prendere posto in auto sul sedile davanti e intanto
la donna sente rumori nel cofano, e una voce che dice che non ce la fa
più. Quando chiede spiegazioni, lo Sceriffo mormora solo "Signora non
vi preoccupate". Poi arrivano in una villa faraonica nelle campagna del
casertano e lì dal cofano spunta Michele Zagaria che entra in casa.
Lei, sconvolta dal boss, non riesce neanche a rivolgergli la parola,
nonostante siano partner di affari vincenti da anni. Secondo alcune
informative il boss prese posto al centro del salone di una ennesima
sua villa, salone lastricato di marmi rari, e carezzando una tigre al
guinzaglio iniziò a discorrere di appalti, calcestruzzo, costruzioni e
terre. Un immagine cinematografica, capace da sola di creare mito, cibo
di cui i clan devono alimentare il loro potere fatto di sparizioni e
appalti.
Donna Immacolata era stata capace di edificare un tessuto
imprenditoriale e politico di grande spessore. Lei, donna del clan
Moccia, era divenuta interlocutrice del clan Zagaria, ambita da molti
camorristi che la corteggiavano per poter divenire compagni di una
boss-imprenditrice di alto calibro. Secondo le accuse l'uomo politico
che aveva aiutato i suoi affari è Vittorio Insigne, consigliere
regionale dell'Udeur, per il quale i pm Raffaele Cantone e Francesco
Marinaro hanno chiesto la condanna a 3 anni e 8 mesi per concorso
esterno in associazione camorristica. Insigne avrebbe, secondo le
accuse, interceduto per procurare un certificato antimafia alle imprese
della Capone. Nelle intercettazioni emergono continui riferimenti al
politico, anche circa la spartizione dei proventi. Secondo le accuse
Insigne interveniva per far vincere gli appalti alla Capone, ma la
Capone poi una parte dei guadagni li riportava a lui. Vittorio Insigne
al momento delle indagini faceva parte della Commissione Trasporti
della Regione Campania, quando la Regione era il maggior azionista
dell'Alifana, presso cui le imprese di Insigne lavoravano. Il pool
dell'antimafia napoletana coordinato da Franco Roberti è riuscito anche
a scoprire che la Capone era riuscita ad avvicinare il colonnello
dell'aeronautica militare Cesare Giancane, direttore dei lavori al
cantiere Nato di Licola. Il clan Zagaria infatti - secondo le accuse -
è riuscito persino a lavorare per il Patto Atlantico edificando la
centrale radar posta nei pressi del Lago Patria, punto fondamentale per
le attività militari NATO nel mediterraneo. Ma forse la bravura le è
stata fatale, Immacolata Capone fu uccisa nel novembre 2004 in una
macelleria di Sant'Antimo. Pochi mesi prima avevano eliminato suo
marito.
Il clan, della politica, fa ciò che vuole. Non c'è, come negli anni
'90, una sorta di necessaria sudditanza. Al contrario, è la politica
oggi suddita degli affari, e quindi anche degli affari di camorra. In
un'intercettazione Michele Fontana, "o'Sceriffo", racconta di come si
sia interessato alla campagna elettorale delle ultime elezioni a
Casapesenna e dice: "Il mio cavalluccio è salito". Il politico, che
secondo le indagini è Salvatore Carmellino, O'Sceriffo lo chiama
cavalluccio: una sorta di mezzo con cui stare tranquilli al comune, un
contatto nelle sue intenzioni capace di divenire referente degli affari
del sodalizio. La politica locale coma aia per i propri affari diretti,
quella nazionale come spazio in cui di volta in volta interloquire,
usare, ignorare, abusare, gestire. Se secondo von Clausewitz la guerra
non è che la continuazione della politica con altri mezzi e secondo
Michel Foucault la politica è la guerra condotta con altri mezzi, i
clan imprenditoriali non sono altro che economie che usano ogni mezzo
per vincere la guerra economica.
Oggi i Carabinieri dei Ros romani che avevano
condotto egregiamente la ricerca di Capastorta dovrebbero tornare a
inseguire Michele Zagaria. In queste ore si ha la certezza della sua
presenza a Casapesenna, un capo militare non può abbandonare il suo
territorio. Bisogna permettere alle forze di polizia del posto di
essere coadiuvate, fare sì che le ricerche siano intensificate e che le
imprese del cemento siano monitorate, seguite in ogni aspetto,
impedendo che monopolizzino il mercato, distruggendo così ogni lontana
idea di libera concorrenza. Ogni distrazione che viene oggi concessa al
potere del clan ha il sapore della connivenza. Il governo di
centrosinistra sino ad ora ha fatto troppo poco, sino ad ora si è
dimostrato lento, distratto e morbido nella battaglia all'imprenditoria
edilizia criminale, alle borghesie imprenditrici direttamente legate ai
clan. É necessario che il governo intervenga sul meccanismo d'appalto
dei noli: bisognerebbe vietarli, o non imporre la stessa autorizzazione
dei subappalti. É necessario che si inizi a regolamentare il meccanismo
degli appalti non permettendo che un impresa del nord possa vincere e
poi dare tutto il lavoro in subappalto.
Ma il silenzio è totale e colpevole. Nel processo Spartacus, il più
grande processo di mafia degli ultimi 15 anni, che il giorno della sua
sentenza non ha ricevuto attenzione sulla stampa nazionale, la camorra
tenta in appello di veder decadere i suoi 21 ergastoli. Ma sarebbe
gravissimo se si lasciasse al suo destino uno dei pochissimi tentativi
fatti in questa terra per ostacolare i ras del cemento criminale. I
collegi difensivi dei clan, l'enorme esercito di avvocati che hanno a
disposizione le varie famiglie camorristiche - Schiavone, Bidognetti,
Zagaria, Iovine, Martinelli - vogliono soprattutto silenzio,
minimizzazione, vogliono che lo sguardo vada altrove. Vogliono spingere
l'interesse nazionale a vedere queste vicende come scarti di periferia,
aiutati spesso dalla nausea di una classe intellettuale distante da
questi meccanismi e da una classe politica che quando non ne è
invischiata non ne riesce più a comprendere le dinamiche. É
interessante ascoltare le intercettazioni dei capizona, degli
imprenditori dei clan anche per capire come per loro sia fondamentale
che l'interesse nazionale sia attirato dalla guerra in Iraq, dai Dico e
più d'ogni altra cosa dal terrorismo di ogni matrice.
Nei prossimi mesi non bisognerà togliere lo sguardo dall'appello del
processo Spartacus. I boss non hanno condanne definitive, la Cassazione
annulla tanti ergastoli. É fondamentale che non si dissolva
l'attenzione nazionale, che si segua l'odore del cemento, perché
cemento, rifiuti, trasporti, supermercati smettano di essere i serbatoi
del riciclaggio e dell'investimento principe dei clan. Altrimenti sarà
troppo tardi. Non ci sarà più confine di differenza, posto che ce ne
sia ancora alcuno tra economica legale ed illegale. Temo che possa
accadere che ogni parola che racconti queste dinamiche diventi muta,
incomprensibile, come proveniente da un mondo che si crede distante;
che ogni inchiesta giudiziaria divenga semplicemente un affare tra
giudici, avvocati ed incriminati da sbrigare nel tempo più lungo
possibile e nello spazio d'attenzione più ristretto e dove persino i
morti ammazzati divengono un male fisiologico; qualcosa che non può che
andar così. Temo possa accadere che le parole che raccontano tutto ciò
diventino incomprensibili. Si rischia, per dirla con Elie Wiesel, di
scrivere "non per comunicare ciò che è accaduto ma per mostrarvi ciò di
cui non saprete mai".
( 6 luglio 2007) June 23 Caro Nino, adesso facciamoci gli auguri
Caro Nino D’Angelo, facciamoci gli auguri. Mi avrebbe fatto davvero
piacere essere con te domani al Trianon per festeggiare i primi
cinquant’anni di un artista verace che ha esaltato il nome di Napoli,
la nostra Napoli. Ma sono costretto a declinare il tuo gentile invito
per un motivo banale: domani è anche san Luigi ed ho organizzato
anch’io una festa, meno kolossal e non certo in un teatro come la tua,
per stare insieme con la mia famiglia, che non mi vede da tanto tempo,
visti gli impegni promozionali che mi tengono in giro: mentre scrivo,
infatti, sono a Bruxelles, in Belgio. Tanti auguri mister D’Angelo, ex
divo in jeans e maglietta venuto dal ventre di Napoli, papà di tutta la
generazione neomelodica, cantautore senza giacca e cravatta, uomo di
musica, cinema e teatro, ma soprattutto napoletano verace, come me,
come piace a me, come il nostro maestro Mario Merola. Lo vedi quante
cose abbiamo in comune? Chissà perché dovremmo essere, come dicono,
rivali. l nostro ambiente ci vorrebbe addirittura nemici, invece mi sarei
divertito al Trianon, che da quando dirigi tu si chiama anche Viviani:
avrei giocato a mettere «bacchette», avrei ritrovato qualche amico che
non vedo da tempo, ci saremmo concessi un duplice augurio, un duplice
brindisi, visto che siamo uniti anche da questo 21 giugno, solstizio
d’estate e Festa della musica che, per due come noi che campano di
musica, non è mica una festa qualsiasi. Da casa mia brinderemo ai tuoi
cinquant’anni, Nino, saluteremo tutto quel pezzo di Napoli, e non solo
di Napoli, che ti abbraccerà nel cuore di Forcella, quartiere che mi è
caro. In fondo, essendo io più giovane di te, questo è anche un modo
egoistico per augurarmi una lunga e fortunata carriera, per ricordarmi
che ho ancora tanto da fare, tante mete da prefiggermi, tanti nuovi
successi da inseguire. Questo mestiere è fatto così: bisogna
approfittare dei momenti favorevoli, ma anche non farsi deprimere da
quelli negativi, e tu sai quanti ne ho avuti. Ma adesso è tempo di
festa, per te, per me, per i tuoi invitati, per i miei invitati. Nessun
derby, nessuna pace da fare tra due cantanti che non sono mai stati
nemici, tra due napoletani fortunati, felici che la loro squadra sia
tornata in serie A, preoccupati che la loro città sia a rischio
retrocessione per motivi che nelle nostre canzoni stanno stretti. Tanti
auguri Nino, ormai ogni volta che festeggerò il mio onomastico saprò
che è il tuo compleanno: l’anno prossimo, magari, ti invito io. Oppure
festeggiamo insieme. Gigi D’Alessio
June 11 Festeggia l'inter...poi il milan...e anche il Napoli!!!Ebbene sì!!!oggi milano era travolta da un'onda azzurra!da viale pasubio sede del clubnapolimilano (www.napoliclubmilano.it) passando per corso como via solferino...brera...la scala...e poi tutti in galleria a gridare al cielo meneghino quanto sia bello essere partenopei!!!la madunina per una volta ha cambiato "fede" e anche lei apprezzava come i turisti le note eterne di o surdato nnammurato!!!scene uniche!mai nella storia dei festeggiamenti sportivi in una città si erano riversate persone di tutt'altra fede calcistica e "urbanistica".la civiltà la gioia di poter gridare nella città che c'ha addottato che la patria e la terra natia non si tradirà mai!N O I S I A M O P A R T E N O P E I
May 23 la partita è finita da poco... il milan ha vinto la coppa è campione d'europa... la gufata non è servita... xò...pensavo mentre il grande maldini alzava la coppa... questa squadra rappresenta milano... e l'altra squadra ke raprresenta milano...la mia inter ha stravinto un campionato macinando record su record... queste 2 squadre...2storie diverse...2filosofie diverse... eppure...una sola città... spesso si parla di sport di civiltà... e allora... xkè nn unire le cose ke accumanano queste 2 grandi squadre...una splendida vittoria e la stessa città regalando una splendida festa da fare insieme? AD MAIORA... regalatemi un sogno!
April 23 chi l'avrebbe detto...quando sono nato che ero un pazzo interista chi l'avrebbe detto...che il sogno diventava realtà chi l'avrebbe detto...che le gioie le andavi a condivedere con una milanista chi l'avrebbe detto...che tu pomiglianese eri a festeggiare lo scudetto sotto la madunina a cantare MILANO SIAMO NOI chi l'avrebbe detto...che Giacinto e Peppino c'avrebbero lasciato chi l'avrebbe detto...che eri lì a far volare quel pullman a toccare Toldo a dirlgi Grazie francesco chi l'avrebbe detto...che eri lì ad urlare la tua gioia a 2 cm da Zlatan Hernan Julio Javier Marco e tutti gli altri chi l'avrebbe detto...che Cruz sentendosi chiamare si gira e ti sorride chi l'avrebbe detto...che a 22 anni ti mettevi a rincorrere il pullman dei campioni d'italia chi l'avrebbe detto...che la Juve andava in B chi l'avrebbe detto...che il tuo sangue diventava azzurro e il tuo cuore nero chi l'avrebbe detto...che la notte diventa nerazzurra
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